TECNOLOGIE, NUOVI RISCHI E NUOVE TUTELE. Incontro con Mauro Cristoforetti

Giovedì primo dicembre abbiamo incontrato Mauro Cristoforetti, Youth Participation Coordinator a Save the Children Italia che negli ultimi anni si è occupato di tecnologie, partecipazione e prevenzione incontrando negli ultimi anni circa 3000 ragazzi, 1000 genitori e 500 insegnanti.

Intro | Web e tecnologie non danno forma a una realtà “virtuale” separata da quella “materiale”. Il virtuale è reale a tutti gli effetti e l’insieme di relazioni veicolate tramite i nuovi media è strettamente interconnesso a tutte le reti che si sviluppano su piattaforme e con criteri differenti. Le tecnologie e il web svolgono una funzione di potenziamento e propulsione delle relazioni interpersonali, e ciò facendo aprono nuove opportunità ed espongono a nuovi rischi.

Opportunità e rischi | Pensando al versante delle opportunità possiamo dire che le giovani generazioni si sono appropriate autonomamente di spazi, strumenti e linguaggi che inizialmente non erano stati progettati per loro (ma molto spesso come servizi alle imprese), e che questa esperienza di appropriazione può essere una palestra di partecipazione civica e cittadinanza attiva.

Pensando invece al versante dei rischi possiamo mettere a fuoco alcune configurazioni di rischio ricorrenti e più dibattute:

Come porsi di fronte a queste questioni e a rischi analoghi? Un primo dato sembra essere la fatica degli strumenti classici di controllo e sanzione, a partire da una fatica della giurisprudenza a stare al passo così rapido della trasformazione tecnologica. D’altra parte la logica classica di controllo sembra non essere più praticabile in ragione della fluidità e del dinamismo che rendono le logiche del web e del digitale estremamente sfuggenti e incontenibili. Basti pensare che una volta pubblicata online una qualsiasi informazione diventa assai difficile tracciarne (e a maggior ragione condizionarne o interromperne) gli spostamenti. Che fare allora? Prima di tutto è necessario promuovere un livello maggiore di consapevolezza tra i giovani utenti, che sono immersi nel mondo delle tecnologie digitali ma non sempre informati su doveri e diritti di chi le usa. Quindi fare informazione e sensibilizzare. Seconda questione. Se la logica di rete è incompatibile (o incoerente) con quella del controllo allora è necessario lavorare su meccanismi di vigilanza orizzontale (peer-to-peer) basati sulla responsabilizzazione degli utenti (siamo tutti garanti di quello che accade nella nostra comunità) e sulle logiche della reputazione (sarà tenuto in maggiore considerazione il punto di vista degli utenti che -per il loro comportamento all’interno della comunità- si saranno guadagnati un maggiore grado di credibilità). Al di là dell’applicazione concreta di questi schemi di pensiero nei meccanismi di Social Reporting previsti da varie piattaforme (tra cui FaceBook) la questione centrale resta quella partecipativa. L’universo del web e delle tecnologie digitali può offrire opportunità dal punto di vista dell’esercizio di cittadinanza attiva e responsabile.

Appunti di metodo | Pensando ai progetti di sviluppo che incrociano i temi delle tecnologie con quelli delle politiche giovanili possono essere utili alcune attenzioni:

  • Quali motivazioni ci spingono a attivare progetti su giovani e tecnologie? Chiarirsi e chiarire bene gli obiettivi che abbiamo in mente, per scongiurare il rischio di ambiguità e chiarire dall’inizio quanto siamo pronti a investire.
  • Il punto di partenza devono essere le persone, non il web o la tecnologia. Le tecnologie digitali hanno logiche proprie ma il loro impiego non prescinde mai da individui, gruppi e relazioni.
  • Attenzione all’incrocio tra le aspettative e le rappresentazioni dei giovani con quelle degli operatori, delle organizzazioni e delle istituzioni. Come ci immaginiamo l’altro? Siamo portatori di pregiudizi e preconcezioni che -se non consapevolizzati- possono incidere profondamente sulle nostre proposte.
  • Quale idea di partecipazione abbiamo in mente? Quali passaggi del processo sono veramente aperti ai punti di vista, alle richieste e alle capacità dei ragazzi e delle ragazze che vogliamo coinvolgere?
  • Quali linguaggi? Quali stile di comunicazione? Attenzione a trovare un terreno comune in cui sia possibile capirsi e attivare un meccanismo efficace di stimolo e risposta, di confronto e alternanza di punti di vista.

In particolare: Io partecipo, tu partecipi, manuale di Save th Children Italia su buone prassi partecipative (in particolare il pezzo su Nuovi Media e Nuove Tecnologie come strumento di partecipazione e di cittadinanza curato da Mauro);media education: modelli di intervento per enti locali; guida per insegnanti; guida per genitori; altre ricerche di Save The Children in materia.

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