Appunti in margine

Clic porta a termine il primo giro di giostra, ma già mille sono le idee e le proposte per il futuro. Prima di condividerle ecco qualche appunto su quello che ci siamo detti a inizio aprile. Questioni calde e interrogativi aperti su cui tornare a riflettere, insieme o altrove.

Una prima questione calda è sicuramente quella delle competenze.

In primo luogo a proposito di COMPETENZE DEI GIOVANI: in entrata, quelle per potere cogliere le opportunità degli universi digitali (Tutti i giovani possono trarre beneficio dallo sviluppo delle tecnologie? Esiste una soglia di accesso?); e in uscita, quelle valorizzate e sviluppate grazie alle tecnologie digitali (Immaginiamo il confronto con quello che accade per una web-radio: su quali competenze si lavora?).

D’altra parte ci sono le COMPETENZE DEGLI ADULTI, generalmente meno alfabetizzati rispetto alle innovazioni più recenti, e c’è l’ipotesi che lo sviluppo rapido delle tecnologie crei l’occasione per rimettere al centro della relazione intergenerazionale il tema del riconoscimento e della valorizzazione delle competenze portate dai più giovani (magari anche in una prospettiva di reverse mentoring?).

Poi ci sono le COMPETENZE DEGLI EDUCATORI: come cambia il ruolo educativo nel quadro dinamico che abbiamo ricostruito con CLIC? Quali equilibri tra sensibilità tecniche (come acquisirle, quanto costano, che limiti hanno?) e sensibilità relazionali (che rimangono chiaramente fondamentali, perché non necessarimanete un buon innovatore è un buon educatore), tra “giuste distanze professionali” e connessione continua (dal numero di servizio all’amicizia su FB)? Si tratta di interrogativi nuovi o soltanto di forme che cambiano?

La seconda parola chiave è ancora la RETE, e anche qui gli interrogativi aperti sono molteplici. Vediamone almeno due. Primo, come muoversi in una logica di condivisione, circolazione dei saperi e feedback continuo se ci troviamo in un quadro di risorse scarse che alimenta anche dinamiche fortemente competitive? Ad esempio: come fare rete tra diverse organizzazioni del privato sociale se queste stesse organizzazioni dovranno competere tra loro per aggiudicarsi appalti e incarichi? Secondo. Abbiamo visto che l’orizzonte delle reti che dialogano con il web è globale e difficilmente contenibile, ma sappiamo anche che logiche politiche (della politica e delle politiche) sono spesso legate ai confini territoriali, che sono confini di elettorato, di contribuzione fiscale e tutto il resto. Come coniugare questi due approcci? Come sperimentare nelle pratiche una prospettiva glocal?

Pensando a come le innovazioni si trasformano e cambiano il reale una terza area critica è quella dei PROCESSI e dei RUOLI. Come nascono e come si sviluppano le innovazioni? Chi sono gli innovatori, dove agiscono e quali spazi di potere hanno? Quanto conta il li livello politico e come può essere sensibilizzato rispetto a chiavi di lettura efficaci su tutto quello che riguarda le potenzialità degli universi digitali?

Quarto e ultimo punto, un approccio aperto alle potenzialità deve chiaramente riconoscere e ricollocare il tema del RISCHIO. Educatori e policy maker non possono non confrontarsi con situazioni critiche legate ad usi, misusi e abusi della rete. Restano fondamentali tutte le questioni legate a protezione, diritti e -soprattutto- uso consapevole e critico.

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